In prima persona
La nostra storia
Mi chiamo Ciro Autuori, ho 37 anni, e sono nato a Salerno il 6 settembre 1989. Questa è una protesta. Ma è una protesta nuova: civile, digitale, fatta di fatti e di persone. Non alziamo la voce, non offendiamo nessuno, non chiudiamo nessuna porta. Mettiamo in fila quello che abbiamo fatto e quello che abbiamo chiesto, con le date, e lo mostriamo a tutti. La chiamo protesta 2.0: ferma, rispettosa, e determinata ad andare fino in fondo.
di Ciro Autuori
Chi sono
Su questo sito trovate regole, informative, piani e procedure: il manifesto, il programma, il registro pubblico. Quelle carte servono, e restano. Ma le carte non dicono perché lo facciamo. Questa pagina sì.
Ho cominciato presto. A 18 anni ho aperto la mia prima attività, Prego Prego Caffè. Da allora sono sempre stato dall’altra parte del bancone, qui a Salerno.
Nel 2016 ho aperto FishArt Ristorante nel centro storico, in Via dei Canali 35–39. Nel gennaio 2017 la stampa locale lo ha messo al secondo posto tra i migliori ristoranti della città. Poi ho portato il ristorante in una sede più grande, al Parco Arbostella, in Via Giuseppe De Caro. Nel 2019 lo hanno recensito I Templari del Gusto. Durante il Covid FishArt era lì, all’Arbostella, con le serrande abbassate come quelle di tutti.
Il 26 aprile 2020, nel lockdown, ho fondato La Voce del Commercio. Non è stata un’idea venuta da fuori. Quei mesi li stavo vivendo io, insieme a tutti i commercianti della città: gli affitti, le bollette, le tasse, l’incertezza di non sapere quando avremmo riaperto. Vivevo il problema da dentro, e ho deciso di diventare la voce di chi lo stava vivendo con me.
Nel 2026 è nata FishArt Experience, in Via San Francesco di Paola 15: turismo nautico verso la Costiera Amalfitana. E ho fatto molto altro, che racconterò qui, un pezzo alla volta.
C’è una domanda che mi faccio, e che oggi faccio a voi. Come faccio, a 37 anni, a vedere la mia città migliore tra dieci anni? Non è una domanda retorica. È la domanda di chi ha deciso di restare, e vuole che restare non sia una rinuncia ma una scelta.
Quello che abbiamo costruito
Non siamo arrivati a mani vuote. Non siamo arrivati a chiedere un favore. Siamo arrivati con il lavoro fatto.
Dopo tanti anni dall’altra parte del bancone, e dopo aver pagato le commissioni a TheFork, Deliveroo, Booking e GetYourGuide, ho fondato StudioCentOS, tra Salerno e Barcellona. Con le mie mani ho costruito er0s e SalernOS.
SalernOS è un progetto separato dal Movimento, e deve restarlo: si può mostrare come dimostrazione di quello che la tecnologia può fare per una città, ma non è un servizio comunale e non è un prodotto approvato da nessuna amministrazione. Lo scrivo qui, e lo scrivo io che l’ho costruito, perché chi chiede trasparenza agli altri deve darla per primo.
Abbiamo prodotto tanti documenti e tanti video. Abbiamo scritto un kit operativo, chiuso il 23 ottobre 2026: un manifesto, un piano per i primi trenta giorni, le regole per verificare ogni affermazione e per correggere ogni errore in pubblico. Ci siamo dati due obiettivi precisi: i servizi per il turismo delle crociere e un punto informativo pubblico per chi arriva in città. E abbiamo costruito questo sito come un’app, con un registro pubblico dove ogni cosa che facciamo ha una fonte e uno stato.
Non siamo arrivati a chiedere un favore. Siamo arrivati con il lavoro fatto.
Sei mesi senza ascolto
Mentre costruivamo tutto questo, per sei mesi abbiamo cercato ascolto e non l’abbiamo trovato.
Abbiamo chiesto di incontrare il sindaco. In sei mesi quell’incontro non c’è stato. Di recente sono uscito da un incontro con la sensazione di non essere stato ascoltato.
Le porte chiuse le stiamo mettendo in fila, una per una, con le date: le trovi qui
Non lo nascondo: ci siamo sentiti poco rispettati, a volte perfino umiliati. Lo dico con calma, perché è la verità, e perché penso che non riguardi solo noi. Penso che lo conosca chiunque, a Salerno, abbia portato un’idea davanti a una porta e l’abbia trovata chiusa.
Non accuso nessuno e non faccio nomi. Non è prudenza: è una scelta. Il problema non è una persona, è un modo di funzionare. Penso che quando un cittadino lavora mesi su una proposta e non trova nessuno disposto ad ascoltarla, qualcosa si sia inceppato. E penso che una città che non ascolta i suoi cittadini rischi di smettere di appartenere a loro.
Una città che non ascolta i suoi cittadini rischia di smettere di appartenere a loro.
Quello che penso di Salerno oggi
Penso che Salerno, oggi, non cambi abbastanza. E penso che non cambierà da sola.
Secondo me questa città funziona ancora troppo con vecchie abitudini di gestione, che non premiano abbastanza il merito. Penso che conti troppo chi conosci, e troppo poco cosa sai fare. Penso che le scelte debbano essere affidate sempre alla competenza, e che oggi non sempre accada. E penso che troppe persone si siano abituate a chiedere come un favore quello che spetta loro come un diritto.
Quando chi propone non viene ascoltato, quando una porta si apre solo per chi è già dentro, io penso che la democrazia non sia piena come dovrebbe. Questa è la mia opinione, e la firmo con il mio nome.
Non è rancore. Il rancore non costruisce niente. È quello che ho vissuto io, dopo aver provato a fare le cose nel modo giusto: con i documenti, con le proposte, con la pazienza. Dall’altra parte ho trovato il silenzio, e al silenzio rispondo con altro lavoro.
Mi chiedo come si cambia una città così. La risposta che mi do è una sola: con il consenso. Una persona alla volta, un quartiere alla volta, con proposte migliori e con più persone dalla nostra parte. In democrazia si cambia così, e solo così.
Il cambiamento non si impone con la rabbia. Si costruisce con il consenso.
Salerno nel 2036
Torno alla mia domanda: come posso vedere la mia città migliore tra dieci anni? Questa è la risposta che mi do.
Nel 2036 voglio una Salerno dove chi si laurea non debba scegliere tra restare e lavorare. Dove chi vuole aprire un’impresa sappia entro quando riceverà una risposta, e da chi. Dove Pastena, Mercatello, il Carmine, il Torrione e la Zona Orientale contino quanto il Centro Storico. Dove il porto, la stazione e i servizi parlino tra loro, e le informazioni non restino chiuse in un documento che nessuno trova. Dove ogni promessa di chi governa si possa controllare, con una data e un risultato.
Non chiedo una città perfetta. Chiedo una città dove le cose si possano misurare, e dove chi sbaglia lo dica e corregga. Una città dove il merito non sia una parola da convegno ma il criterio con cui si sceglie chi fa che cosa.
Non è un sogno da campagna elettorale. È quello che una città normale dovrebbe essere. Penso che Salerno possa esserlo, e penso che lo meriti.
Quattro promesse
Il programma completo, con i suoi impegni e il suo metodo, è su questo sito. Ma se devo dire in quattro frasi per che cosa mi batto, sono queste.
- Chi studia qui deve poter restare qui. Fermare l’espatrio delle menti: un ponte vero tra l’università, le imprese e la città, perché chi si forma a Salerno possa lavorare a Salerno, e chi è partito possa tornare.
- Chi vuole investire deve trovare regole certe. Tempi certi, un responsabile pubblico per ogni proposta, criteri chiari e misurabili. Scelte fatte sul merito, alla luce del sole.
- Una città misurabile, quartiere per quartiere. Mobilità, decoro, sicurezza, accessibilità: informazioni pubbliche e aggiornate, e un ascolto vero di ogni zona, non solo delle vie del centro.
- Trasparenza dal primo giorno. Ogni affermazione con la sua fonte, ogni richiesta agli enti registrata, ogni errore corretto in pubblico. Il primo a farlo deve essere il Movimento, e lo stiamo facendo nel registro pubblico.
Non vi prometto che vinceremo. Vi prometto che ci batteremo per queste quattro cose, in pubblico, rendendo conto di ogni passo, anche di quelli sbagliati.
Perché adesso
Abbiamo atteso tanto. Ma ogni porta rimasta chiusa è diventata una ragione in più per andare avanti. Il Movimento deve essere politico, ma reale: costruito sul modello di Salerno, su quello che abbiamo fatto e su quello che abbiamo vissuto.
Questa pagina è il racconto di una persona, e per questo è scritta in prima persona. Ma il Movimento non è una persona sola. È fatto di chi aderisce, di chi segnala un problema nel suo quartiere, di chi controlla una fonte, di chi mette il suo nome accanto a una proposta. Io ci metto la faccia per primo, perché qualcuno deve farlo.
Questa è la nostra protesta: nessuno slogan contro qualcuno, solo fatti, date e persone che chiedono di essere ascoltate. Se anche tu hai bussato a una porta e l’hai trovata chiusa, questa storia è anche la tua. Non ti chiedo di fidarti di me sulla parola. Ti chiedo di leggere quello che abbiamo fatto, di controllarlo, e poi di decidere se stare dalla nostra parte.
Questa città è di chi la vuole far ripartire.
Ciro Autuori, 37 anni
Guida il comitato promotore del Movimento Rinascita Digitale
I giudizi in questa pagina sono opinioni politiche di chi la firma. Le attività del Movimento, con le loro fonti, sono nel registro pubblico.